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Banishers: Ghosts of New Eden
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Recensione - Banishers: Ghosts of New EdenXbox Series X | SGame

A poco più di 12 mesi dal reveal ufficiale al TGA 2022, La nuova avventura a tinte spettrali di DON’T NOD Banishers: Ghosts of New Eden è finalmente pronta ad approdare sulle nostre console. Scopriamo insieme pregi e difetti di questa interessante produzione.
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Il Gioco

New England, 7 giugno 1695. Antea Duarte e Ruaidhrigh mac Raith, conosciuto come Red, sbarcano nel porto della città coloniale di New Eden al termine di un lungo viaggio, che li ha condotti dalle coste scozzesi al margine nord-orientale del Nuovo Mondo. I due però non sono dei semplici coloni ma bensì una coppia di “Epuratori”, ovvero individui particolarmente dotati in grado di percepire i fantasmi e addestrati per aiutarli ad abbandonare definitivamente il mondo dei vivi, in modo più o meno pacifico. Antea e Red, rispettivamente guida e apprendista, oltre a essere “colleghi” sono anche una coppia di amanti, che vive la propria peculiare storia d’amore tra un contratto di lavoro e un altro. In questo caso però la situazione è diversa: la loro presenza a New Eden è stata richiesta dal reverendo Charles Davenport in persona, un epuratore esperto che in passato ha instradato proprio Antea verso il suo destino. Davenport, alcuni mesi prima, ha inviato una missiva di aiuto ai suoi vecchi amici nel disperato tentativo di risolvere definitivamente una potente infestazione che, a suo dire, sta letteralmente stritolando la comunità.

MX Video - Banishers: Ghosts of New Eden

Al loro arrivo in città, Antea e Red scoprono però che la situazione è in realtà molto più intricata e pericolosa di quanto si aspettassero. I due, anche in virtù del legame con il reverendo Davenport, decidono comunque di accettare l’incarico ma la missione, ahimè, si tramuta in una tragica disfatta. Durante lo scontro con l’entità che infesta la città, Antea infatti viene colpita a morte e Red finisce in fin di vita nelle gelide acque del New England, dalla cui letale morsa riesce a sfuggire solo grazie all’aiuto di un’inaspettata alleata. Al suo risveglio, Red si trova solo in una grotta sperduta senza sapere cosa fare e con la mente offuscata del dolore per la perdita della sua amata. Mentre l’epuratore cerca di far pace con i propri sensi di colpa si imbatte però nel fantasma di Antea, rimasta imprigionata nel mondo dei vivi per due ragioni: la prima è che il suo corpo non ha ricevuto una degna sepoltura ed è ancora tenuto in ostaggio a New Eden dalla creatura che l’ha assassinata, mentre la seconda è che il suo spirito, per qualche oscura ragione, sente di avere ancora qualche conto in sospeso con il mondo dei vivi.

Ai due non resta dunque che intraprendere un lungo viaggio attraverso la regione per tornare a New Eden, recuperare il corpo di Antea e risolvere le eventuali questioni in sospeso per permettere alla donna di attraversare la Soglia, così si chiama il confine che divide il mondo dei morti da quello dei vivi, e trovare la pace. In realtà, ci sarebbe anche un’altra soluzione, ma sia Antea sia Red sanno quanto possa essere sbagliata. Grazie ai propri studi, Antea è infatti venuta a conoscenza di un particolare rituale in grado di riportare in vita un defunto ricongiungendo un cadavere al proprio fantasma. Per compiere questo rituale è però necessario consumare tanta Essenza, ovvero l’energia vitale estratta dal corpo di altri esseri umani. I due, e il giocatore con loro, si trovano dunque a dover decidere già nelle primissime fasi iniziali quale approccio seguire durante il loro cammino: essere ligi ai dettami dell’ordine o infrangere il codice per provare a riportare in vita Antea?

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Sono queste le premesse narrative alla base della sceneggiatura di Banishers: Ghosts of New Eden, il nuovo RPG d’azione in terza persona sviluppato dai francesi di DON’T NOD e pubblicato da Focus Entertainment, da cui si dipana una vicenda non lineare in grado di tenere impegnato il giocatore per almeno 25/30 ore, variabili in base al livello di difficoltà scelto tra i 5 disponibili e che possono facilmente diventare molte di più se si vuole completare al 100% il titolo o se si decide di esplorare tutti gli snodi narrativi presenti, inclusi i vari finali. Nel gioco impersoniamo proprio Red e Antea, con l’intento di guidarli attraverso il New England e giungere a un epilogo che, si spera, permetta di liberare lo spirito dell’epuratrice caduta in battaglia o di riportarla in vita. Per fare ciò, i due protagonisti devono però addentrarsi nella spirale di mistero e malvagità che avvolge l’intera regione e scoprire quali eventi hanno permesso al male di soggiogare la città di New Eden. L’unico modo per farlo è quello di svolgere il proprio mestiere di epuratori e liberare progressivamente i vari insediamenti dalla presenza di fantasmi, così da indebolire la presenza maligna attorno alla città principale.

Ognuno dei tre avamposti principali che incontriamo durante l’avventura offre infatti molteplici casi di “infestazione”, alcuni direttamente legati allo svolgimento della trama e altri secondari. Al netto di questa differenziazione, ogni infestazione altro non è che una missione suddivisa in due fasi: la fase di investigazione, durante le quali Red e Antea possono esplorare le varie zone e dialogare con gli NPC per raccogliere indizi sul fantasma, sulle cause della sua morte e sulle eventuali altre persone coinvolte, e la fase risolutiva, durante la quale Red è chiamato a prendere una decisione dopo aver raccolto tutte le informazioni utili. È in questo momento che il giocatore deve decidere se liberare il fantasma che ha di fronte, consentendogli così di ascendere e trovare la pace, se condannarlo, infliggendogli un esilio eterno, o se sacrificare uno dei vivi coinvolti nella vicenda, assorbendone l’essenza vitale.

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Come facile intuire, le prime due opzioni rappresentano la scelta più etica e contribuiscono a favorire l’ascesa di Antea, mentre con l’ultima si accumula l’essenza necessaria a compiere il rituale per provare a riportala in vita. È però fondamentale sottolineare subito una cosa: in Banishers: Ghosts of New Eden non ci sono scelte “giuste” o “sbagliate” e ogni infestazione pone chi impugna il pad al cospetto di storie mature e dalle mille sfumature, dove non esiste il nero o il bianco e dove le decisioni non possono mai essere prese a cuor leggero. Ogni scelta ha infatti un impatto sullo sviluppo della trama, con conseguenze che possono influenzare in modo più o meno evidente non solo l’epilogo finale ma anche gli equilibri dei vari insediamenti, che si modificheranno dinamicamente nel corso del tempo in base alle nostre scelte con nuovi incarichi e nuove attività.

Il mestiere di un epuratore non è però fatto di sola investigazione. Tutta la regione dove si svolgono le vicende, suddivisa a sua volta in numerose aree di dimensioni variabili, è infatti permeata da presenze maligne, che si manifesteranno in più di un’occasione sotto forma di fantasmi, di spettri, di involucri di carne controllati da entità maligne e altre amenità simili. In questi casi, Red è costretto a fare affidamento al suo addestramento per combattere i nemici a colpi di spada e, da un certo punto in avanti, con il supporto di un efficace moschetto. Antea, che rimarrà al suo fianco per tutta l’avventura, può essere coinvolta negli scontri con la semplice pressione di un tasto, così da poter sfruttare le sue abilità spettrali sia negli scontri corpo a corpo sia con alcuni utili attacchi a distanza. Il passaggio tra i due protagonisti avviene in modo istantaneo e può essere fatto praticamente in qualunque momento, così da dare vita a combo tanto spettacolari quanto letali per gli avversari, il tutto attraverso un sistema di controllo di stampo tradizionale che prevede attacchi veloci, attacchi pesanti, schivate e parate. Le uniche eccezioni al “passaggio” tra i due protagonisti sono la presenza di particolari manufatti, che impediscono ad Antea di manifestarsi fino a quando non vengono distrutti, e l’esaurimento della sua energia spettrale, che si ricarica grazie agli attacchi di Red. In modo analogo a quanto accade in altri titoli, anche in Banishers: Ghosts of New Eden il giocatore ha a disposizione solo un numero limitato di cure (nello specifico 4), che possono essere ripristinate riposando presso uno dei tanti rifugi presenti nel gioco o sconfiggendo i gruppi di nemici più numerosi.

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Nel corso dell’avventura, Antea apprende progressivamente nuove abilità speciali, tra cui quella di spostarsi rapidamente tra due punti, un attacco esplosivo, un attacco in grado di intrappolare per un breve periodo i nemici in una sorta di ragnatela e, infine, anche la capacità di “fondersi” per qualche instante con Red e incrementare esponenzialmente l’efficacia dei colpi. Le medesime abilità, declinate però in modo diverso, possono (e devono) essere sfruttate anche durante le fasi esplorative, per evidenziare punti di interesse o accumuli di energia spettrale, per raggiungere zone altrimenti inaccessibili o per liberare l’accesso ad aree che in caso contrario rimarrebbero precluse ai protagonisti. Red, dal canto suo, contribuisce alle fasi esplorative e investigative con alcuni rituali, che risultano fondamentali per rivelare eventi passati, per costringere specifiche creature a manifestarsi o, nelle fasi più avanzate, anche per attraversare la Soglia e raggiungere il mondo dei morti. I rituali possono essere eseguiti solo in punti ben specifici e prevedono il consumo di risorse e/o la presenza di particolari oggetti in grado di canalizzare le energie spettrali presenti nella zona o richiamare uno specifico fantasma.

Alle abilità di Antea è poi direttamente collegata la crescita dei due protagonisti. Banishers: Ghosts of New Eden è un action-RPG e, come tale, non può prescindere da un classico sistema di punti esperienza e livelli. A ogni incremento di livello si ottiene un punto da abilità, da spendere in 5 differenti skill-tree che si sbloccano insieme a ogni nuovo potere. Ognuno di questi percorsi propone vari nodi che, una volta attivati, garantiscono l’accesso a nuove abilità o migliorano quelle già a disposizione di Red e Antea. In modo analogo possono poi essere investiti anche i punti Essenza, che si ottengono completando le infestazioni e che, così come i punti abilità, possono essere assegnati liberamente durante il gioco, senza particolari vincoli o penalità in caso di respec e senza dover necessariamente raggiungere uno dei falò presenti nei rifugi. Interagire con i falò è invece fondamentale per riposare, così da ripristinare la scorta di cure a disposizione, per viaggiare rapidamente tra le varie zone e per accedere al menù di potenziamento dell’inventario. Come ogni RPG d’azione che si rispetti, anche il nuovo titolo dei francesi di DON’T NOD permette infatti di cambiare l’equipaggiamento in uso e potenziarlo, consumando materie prime più o meno rare che è possibile raccogliere durante l’esplorazione o dopo aver sconfitto specifici avversari.

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A completare l’offerta troviamo poi una serie di attività opzionali, come la raccolta di collezionabili, l’epurazione di veri e propri “nidi” spettrali, gli scontri con nemici unici e così via. Come da tradizione, il completamento di queste attività non è essenziale per raggiungere i titoli di coda, ma permette di approfondire ulteriormente l’universo narrativo nel quale ci stiamo muovendo e, cosa da non sottovalutare, anche di migliorare le abilità dei protagonisti e/o il loro equipaggiamento. È però opportuno sottolineare una cosa riguardo a questo aspetto: a oggi, Banishers: Ghosts of New Eden non prevede l’opzione Nuovo Gioco+ e non è quindi possibile iniziare una nuova partita portando con sé abilità, livello raggiunto o equipaggiamento dopo aver concluso la vicenda. Per chi volesse rigiocare il titolo, l’unica opzione è quindi quella di iniziare nuovamente da capo, magari selezionando un altro livello di difficoltà iniziale.

Per dare vita alla loro nuova avventura, ai panorami del New England e agli scenari coloniali che fanno da sfondo alle vicende, i francesi di DON’T NOD hanno deciso di affidarsi alla quinta versione dell’Unreal Engine di Epic. Su Xbox Series X il gioco propone due diverse modalità di rendering, ovvero le classiche Qualità e Performance. La prima blocca il frame rate a 30fps per favorire la risoluzione e il dettaglio grafico mentre con la seconda “sacrifica” in parte questi elementi per offrire al giocatore un’esperienza di gioco a 60fps. Su Series S è invece presente una sola modalità di rendering a 30fps. Inaspettatamente, nessuna delle due versioni sembra invece supportare l’HDR, assente su entrambe le piattaforme. Il comparto audio può invece contare su una colonna sonora originale e sul doppiaggio in tre lingue (inglese, francese e tedesco) e sulla completa localizzazione in lingua italiana di testi, sottotitoli e interfaccia.

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Amore

Antea e Red

- Come già ampiamente intuito dai trailer, molto del fascino di Banishers: Ghosts of New Eden deriva dal carisma e dalla presenza scenica dei due protagonisti. A impreziosire l’intera esperienza di gioco non sono però solo la loro profondità e le mille sfumature del loro rapporto ma anche, e soprattutto, l’impatto che questo dualismo ha su tutti gli elementi di gioco, da quelli più legati al gameplay a quelli puramente narrativi. Ogni elemento presente nel gioco viene infatti impreziosito dalla sinergia tra Antea e Red, così da rendere più unico e personale un sistema nel complesso molto tradizionale. Un risultato assolutamente non scontato, reso ancora più sorprendente dalla cura riposta nei modelli poligonali dei due protagonisti, dalla regia delle scene di intermezzo, dalla cura per i dettagli e dalla qualità del doppiaggio (almeno quello in lingua inglese)

Un intreccio che merita di essere vissuto

- Un altro degli elementi fondamentali di Banishers: Ghosts of New Eden è ovviamente la sceneggiatura, che cattura il giocatore durante il prologo e allenta la presa su quest’ultimo solo dopo i titoli di coda (e non è nemmeno detto che accada). Pur senza brillare per originalità e imprevedibilità, la vicenda raccontata da DON’T NOD esplora temi maturi ed estremamente attuali, con situazioni sempre molto difficili da giudicare, risvolti di difficile lettura, tanti bivi e il giusto numero di colpi di scena. La stessa cura, seppur su scala ridotta, è stata applicata dal team di sviluppo anche ai vari incarichi secondari, il che rende ogni singola missione del gioco molto più di una semplice attività extra.

Combat System

- Pur senza eccellere in nulla, il sistema di combattimento presente in Banishers: Ghosts of New Eden garantisce tante ore di divertimento a tutti coloro che sapranno apprezzarne il bilanciamento perfetto tra immediatezza, profondità e dinamicità. Iniziare a giocare nei panni di Red è infatti una cosa estremamente semplice. I tasti sono pochi e le combo base non richiedono particolari sforzi. Non appena lo spirito di Antea entra in gioco, le cose però iniziano a farsi più interessanti. Il ventaglio di possibilità si amplia ed è necessario padroneggiare al meglio tutte le combinazioni a disposizione dei due protagonisti per sopravvivere a lungo. L’aggiunta costante di nuove abilità principali e di opzioni di crescita garantisce poi il giusto apporto di novità in grado di mantenere alta l’attenzione dei giocatori anche dopo parecchie ore di gioco.

Esplorazione

- Uno degli elementi che più mi ha colpito di Banishers: Ghosts of New Eden è la qualità delle fasi esplorative, nelle quali la sinergia tra i due protagonisti e gli elementi presi in prestito dal genere dei “metroidvania” si amalgamano alla perfezione per dare costantemente al giocatore una motivazione valida per esplorare ogni centimetro quadrato delle varie ambientazioni in cerca di materie prime, di collezionabili o di attività extra con qui racimolare risorse pregiate o preziosi punti esperienza. A rendere l’esplorazione ancora più piacevole ci pensa poi la mappa presente nel gioco, sulla quale vengono progressivamente riportati non solo i punti di interesse già scoperti o ancora da scoprire, ma anche tutti i percorsi chiusi perché non si è ancora appresa l’abilità necessaria e tutte le attività secondarie ancora in sospeso.

Colpo d’occhio notevole

- Banishers: Ghosts of New Eden non è, e probabilmente non vuole essere, un titolo in grado di settare nuovi standard sotto il profilo grafico. Al netto di questa doverosa precisazione, è però impossibile non sottolineare l’ottimo risultato raggiunto dal team di sviluppo sotto il profilo grafico. Modelli poligonali, livello di dettaglio, illuminazione, texture. Tutto sembra non solo essere stato curato in modo adeguato per fare colpo sul giocatore, ma anche per supportare al meglio una direzione artistica in grado di dare vita a una riproduzione estremamente accurata dei panorami del New England e dell’architettura coloniale di fine XVII secolo. Davvero ben fatto.

Odio

Alla lunga un po' ripetitivo

- Banishers: Ghosts of New Eden è un titolo davvero molto vasto e, come spesso accade a produzioni simili, per raggiungere questo risultato gli sviluppatori sono probabilmente dovuti ricorrere a qualche stratagemma, sia per quanto riguarda il gameplay sia sotto il profilo grafico/tecnico. Dopo aver passato qualche decina di ore nel mondo di gioco è infatti praticamente impossibile non notare un certo tipo di ripetitività negli incontri casuali con i nemici, nelle ambientazioni e in alcuni elementi grafici, specie negli avamposti e dentro gli edifici. Ovviamente non si tratta di un difetto in grado di minare l’esperienza di gioco o rovinarla in modo irrimediabile, ma un maggior equilibrio tra qualità e quantità avrebbe sicuramente permesso al titolo di fare un ulteriore passo in avanti.

Poca varietà di nemici

- A rendere ancora più evidente il punto precedente ci pensa poi un ventaglio di avversari non particolarmente vasto e poco ispirato dal punto di vista estetico. A esclusione dei boss, tutti ben caratterizzati, le creature che affrontiamo in Banishers: Ghosts of New Eden si assomigliano fin troppo e la presenza di alcune varianti, per quanto utile per rendere le cose meno monotone, non riesce comunque a colmare in modo adeguato questa lacuna. Un bestiario più ampio e una maggiore differenziazione avrebbero sicuramente reso il gioco più vario, specie per chi punta a completare il titolo al 100% e/o vuole rigiocare il titolo più volte per esplorare tutte le opzioni di sceneggiatura messe a punto dagli sceneggiatori.

Inventario

- Devo ammettere di non aver trovato particolarmente a fuoco la gestione dell’inventario presente in Banishers: Ghosts of New Eden. Se non in un paio di occasioni, non ho sentito la necessità di andare a variare la dotazione in uso ed è stato sufficiente potenziare quella base con quanto raccolto per raggiungere senza particolari difficoltà la fine del gioco. L’impressione è quasi che l’inventario dei protagonisti sia stato inserito non perché funzionale al gameplay ma solo perché previsto dagli standard del genere. Una maggiore integrazione di questo aspetto avrebbe sicuramente giovato.

Tiriamo le somme

Banishers: Ghosts of New Eden è un ottimo RPG d’azione, che mescola in modo sorprendentemente efficace tutti gli elementi di gameplay più caratteristici del genere con un intreccio narrativo di alta qualità marchiato DON’T NOD. Il risultato è un titolo action tradizionale e solido, capace di divertire il giocatore grazie a un sistema di combattimento ben bilanciato, a due protagonisti perfettamente caratterizzati e a una componente esplorativa in grado di tenere alto l’interesse del giocatore anche dopo molte ore di gioco, il tutto reso ancora più coinvolgente da una sceneggiatura non lineare che trasforma ogni missione, sia quelle principali sia quelle opzionali, in un racconto unico e ricco di significato. Sicuramente si poteva fare di più per quanto riguarda la varietà, sia di nemici sia di ambientazioni, e alcuni aspetti probabilmente potevano incidere in modo più efficace sull’esperienza di gioco, in primis la gestione dell’inventario, ma a conti fatti si tratta di difetti che intaccano solo in modo marginale le qualità di un gioco che tutti gli amanti del genere e delle belle storie dovrebbero aggiungere alla propria collezione senza pensarci due volte.
8.5

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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